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1
Premessa
Il libro è stato scritto per focalizzare l'attenzione su
alcuni aspetti poco conosciuti dell'attività dei Fondi Interprofessionali, essendo
questi ultimi già di per sé un oggetto poco noto.
Il testo è il sunto delle esperienze e delle impressioni dell'autore.
Vuole quindi essere più che un documento scientifico uno strumento di
riflessione sulle opportunità offerte dai Fondi e sui limiti che a queste
vengono poste dai fari fattori in campo, tra i quali il più determinante è
l'atteggiamento dei numerosi attori del processo, non sempre positivo.
E' quindi intento dell'autore rilanciare il dibattito
sull'utilizzo dei Fondi per la formazione continua, passando da un
atteggiamento difensivo, preoccupato solo dell'attaccabilità dei Fondi da parte
del Governo in cerca di risorse per le politiche passive per l'occupazione, ad
un atteggiamento più "offensivo" orientato all'incentivazione
dell'offerta e della spesa per la formazione.
2
Le tesi del libro
Il filo conduttore del libro è sostanzialmente il contrasto
tra i numeri dei Fondi (e dunque le loro possibilità) e la scarsa percezione
del risultato, sia potenziale che effettivo, da parte della società e
dell'economia italiane.
Infatti nove milioni di lavoratori per più di un milione di
imprese aderiscono ai Fondi Interprofessionali. Più o meno qualcuno sa che
esistono, e alcuni sanno anche come funzionano, ma come mai cosi pochi li
utilizzano?
Certamente i Fondi potrebbero essere fattore di sviluppo,
perché:
- Finanziano
la realizzazione di milioni di ore – uomo di formazione.
- Portano
la formazione continua nelle micro imprese e nelle PMI.
- Stimolano
lo sviluppo del sistema formativo, capitale prezioso nell'Economia della
Conoscenza così come definita dall'Unione Europea.
- Semplificano
e velocizzano l’accesso ai contributi.
Tuttavia non mancano alcuni fattori strutturali che vanno presi
in considerazione:
- Scarse
risorse pro-capite: mediamente 50 euro anno a lavoratore con lo 0,30%. In
Francia questa risorsa assomma al 1,29%.
- La
Politica dei Governi, che preferisce normalmente le politiche passive,
come la CIG in deroga, ne sia esempio il prelievo fatto nel 2013 di 254
milioni dallo 0,30% nazionale.
- Scarsa
capacità di comunicazione da parte dei Fondi e di tutti gli attori
coinvolti.
- Problemi
di accessibilità ai contributi e di trasparenza di norme e procedure.
- Rischio
di vedere nei contributi per la formazione continua solo una raccolta
finanziaria ed una opportunità di business, più che una leva di sviluppo.
- Gravi
limiti alla spesa di qualità dati dai limiti burocratici posti dalla
normativa nazionale ed europea.
Molti inoltre annoverano tra i problemi il fatto che ci sono
troppi Fondi, visto che ce ne 19 sono operativi, dei quali 3 per i soli
Dirigenti.
L'autore in merito non ha una opinione né favorevole ad un
accorpamento in assoluto, né ad una accettazione di uno status quo così complesso.
L'importante è che se si dovesse procedere ad una
semplificazione e/o ad un accorpamento, sarebbe necessario fare attenzione a
non creare strutture ancora più pesanti di quelle esistenti, che per la maggior
parte sono almeno virtuose, almeno per quanto riguarda i costi di gestione.
2.1
Il processo di approccio ai Fondi –
l'accessibilità
Proviamo a capire intanto come funziona il processo di
approccio ai Fondi da parte delle imprese e successivamente, il ruolo degli
attori in tale processo.
Normalmente si tende a scegliere un Fondo per la sua rappresentanza,
ovvero:
- Le Parti
Sociali che lo promuovono.
- Il settore
o tipologia di impresa a cui si rivolge.
Ma quello che conta di più è l’accessibilità effettiva,
detta anche costo di accesso, che deriva da:
- Modalità
di concertazione.
- Tipologia
dell’offerta di contributi, ovvero tramite conto aziendale, aggregato o
meno, oppure ad avviso con graduatoria.
- Gestione
dei soggetti di intermediazione.
- Modalità
di erogazione dei contributi.
- Assistenza
tecnica.
2.2
Gli attori del processo
Per tutti questi aspetti è strategico il ruolo degli attori
del processo, che dovrebbero garantire un nuovo approccio ai Fondi.
Il libro esamina le posizioni ed il ruolo di ciascuno di
questi attori.
2.2.1
Imprese e Lavoratori
La formazione va vista come un’opportunità di sviluppo e
cambiamento e non come un costo o una perdita di tempo.
Troppo spesso per questi soggetti, che dovrebbero essere i
beneficiari ultimi dei contributi dei Fondi, la formazione è vista con
diffidenza o almeno indifferenza.
2.2.2
Parti Sociali
I Fondi devono essere visti come strumenti per sviluppare
servizi e politiche per le imprese ed i lavoratori
e non come uno strumento per mantenere i privilegi e le
strutture dei soci.
La crisi di rappresentanza delle Parti Sociali coinvolge
anche i Fondi. Questa crisi può spingere ad una gestione sempre più auto
referente, che rende i Fondi sempre meno popolari tra le imprese e sempre più
"attaccabili" da parte di chi è interessato alle loro risorse per
erogare politiche passive come la Cassa Integrazione.
2.2.3
Consulenti del Lavoro e Commercialisti
Per le PMI sono spesso la “prima linea” dell’approccio ai
Fondi.
Gli Ordini di entrambe le Professioni hanno fatto poco per
comunicare ed istruire i professionisti sul tema dei Fondi ed in generale sulla
formazione continua come leva di sviluppo per le imprese.
E' importante il ruolo degli Ordini per far capire agli
associati che il vero business è la consulenza alle imprese e non la
partecipazione ai contributi per la formazione.
2.2.4
Consulenti aziendali, Professionisti e Formatori
Spesso questi soggetti, esperti di sicurezza, qualità,
ambiente, organizzazione, formazione, etc. hanno la fiducia delle imprese e
possono aiutarle nell’approccio ai fondi.
I Professionisti quindi devono capire che i Fondi sono
strumento di sviluppo anche per la consulenza aziendale e promuoverli così
presso le imprese clienti.
2.2.5
Enti ed Agenzie Formative
I Fondi spendono in quantità e qualità direttamente
proporzionali alle capacità degli Enti.
La mancanza di una rappresentanza organica degli Enti
Attuatori (così sono definiti questi soggetti dai Fondi) ha creato in questi
anni una vessazione verso di essi di tipo economico, finanziario e normativo,
che ha creato una grande sofferenza finanziare ed una conseguente dispersione
delle risorse umane e del relativo capitale di competenze.
D'altro canto gli Enti devono capire che la formazione
finanziata è una leva di sviluppo non un business in sé, senza così cercare un
"margine" che non può essere all'interno dei contributi dei Fondi, ma
può risultare dalle attività di consulenza e formazione che possono essere
attivate privatamente con le imprese.
2.2.6
Pubblica Amministrazione Centrale
La
P.A. Centrale è sicuramente l'attore più forte del processo,
perché in sostanza può decretarne formalmente il fallimento chiudendoli, o riducendo le già scarse risorse, o
rilanciare l'azione dei Fondi con nuovi strumenti legislativi e normativi che
rendano più flessibili ed efficaci i Fondi.
In particolare il Governo potrebbe adottare politiche
finanziarie per salvaguardare e valorizzare le risorse per la Formazione,
anziché sottrarle per le politiche passive del lavoro (cassa integrazione in
deroga, etc.) che non rappresentano certo una spinta all'economia.
Il Ministero del Lavoro dovrebbe essere più sensibile alle
richieste degli operatori e delle imprese (e non solo dei Fondi) e semplificare
le procedure e le norme per la gestione e la rendicontazione dei contributi,
anziché continuare a "stringere le maglie" burocratiche.
Da anni si attende infatti una regolamentazione specifica
delle risorse dello 0,30% che rappresenti un passo in avanti rispetto alle
vecchie normative sugli aiuti di stato, ancora in vigore, ma in verità non
applicabili a questa risorsa.
L'ISFOL potrebbe diventare un vero o proprio partner dei
Fondi, evidenziarne le eccellenze e supportare il Ministero nel processo di
semplificazione.
L'INPS potrebbe accelerare i pagamenti, renderli più
regolari ed affidabili, ed anche meno costosi, migliorare le informazioni
disponibili per i Fondi, in modo da contribuire al processo di efficienza e
trasparenza della gestione finanziaria dei Fondi.
2.2.7
Pubbliche Amministrazioni Locali
Nei primi anni di vita dei Fondi, le Regioni hanno avuto un
atteggiamento sostanzialmente negativo nei loro confronti, come se si fosse di
fronte ad una concorrenza commerciale. C'è stata anche una denuncia alla Corte
Costituzionale.
Fortunatamente, anche a seguito della sentenza della Corte,
si è attivato un processo di dialogo, inizialmente lentissimo, perché svolto
tramite le Parti Sociali, ma ultimamente acceleratosi grazie al contatto
diretto tra Regioni e Fondi.
In tal senso il Bando sulla formazione continua della
Lombardia del 2012 può essere considerato una buona prassi, soprattutto perché
aperto alla collaborazione con tutti i Fondi, e non con alcuni (pochi) come
altre esperienze regionali degli anni precedenti.
Grandi assenti in tutto questo processo sono invece i
Comuni, ma le imprese sono sul territorio e sul territorio ci sono i Comuni.
Questi Enti per la maggior parte non conoscono i Fondi e non
sanno che possono essere fattore di sviluppo nel loro territorio. E' infatti
assurdo che le poche decine di imprese presenti in certo territorio siano
divise tra 5 o 6 fondi differenti, quanto magari fanno parte della stessa
filiera o comparto produttivo.
E' importante ad esempio che i SUAP comunali (Sportelli
Unici per le Attività Produttive) possano dare informazioni ed assistenza alle
imprese sull'adesione ai Fondi, e che gli Assessorati alle attività produttive
possano sviluppare accordi territoriali con uno più Fondi per facilitare
l'accesso ai contributi per le imprese.
2.3
Proposte per migliorare l’utilizzo dei Fondi
Sono individuabili questi elementi centrali allo scopo di
migliorare l'utilizzo dei Fondi Interprofessionali:
- Una
comunicazione più efficace, affidata non solo alle forze dei singoli
Fondi, ma ad una sinergia con gli Enti Pubblici nazionali e locali.
- Servizi
di orientamento ed informazione all'uso dei Fondi e delle altre risorse
della Formazione Continua, con la collaborazione di Ministero, Regioni,
Comuni, Parti Sociali e degli Ordini dei Consulenti del Lavoro e dei
Commercialisti.
- La
semplificazione e la trasparenza delle procedure amministrative, un sforzo
comune tra Fondi, Ministero del Lavoro, INPS ed ISFOL.
- Attivare
e rendere obbligatoria, o almeno premiante, la certificazione delle
competenze derivanti dai corsi finanziati dai Fondi per i lavoratori,
attivando finalmente il Libretto Formativo e codificando le competenze con
il sistema nazionale di certificazione in corso di definizione, anche su
sollecitazione della UE.
- Follow-up
qualitativo e quantitativo delle azioni formative finanziate e controllo
sul loro impatto dal punto di vista non solo didattico ma soprattutto
organizzativo, economico ed occupazionale. Senza questa funzione non ci
può essere una vera "policy" dei Fondi né se ne può giudicare in
modo obiettivo la validità.
2.4
Strumenti per il miglioramento
E' perciò fondamentale un coordinamento delle policy tra
tutti gli attori del processo tramite:
- Coinvolgimento
più attivo delle rappresentanze degli Attori già esistenti
- Rappresentanza
organica di Enti di Formazione e professionisti operatori del settore
- Ruolo
di facilitazione per la Pubblica Amministrazione
3
Gli eventi
Il libro è uscito ufficialmente a maggio del 2014, e già da
quel mese l'autore, in via personale ed autonoma, ma con il preziosissimo aiuto di molti amici e
colleghi, ha iniziato un "tour" in alcune città
particolarmente significative perché rappresentative dei territori più
coinvolti dai Fondi Interprofessionali.
Giorno
|
Ore
|
Città
|
Indirizzo
|
Organizzatori
(oltre all'autore)
|
21 maggio
|
15:00
|
Gallarate (VA)
|
CESID - Via S. Luigi Gonzaga, 8
|
Giuseppe Oliva
Graziella Carlomagno
|
22 maggio
|
15:00
|
Bologna
|
Sala Tosi - Viale Pietramellara 5
|
Lucia Lupo
Remo Basini
|
27 maggio
|
16:00
|
Firenze
|
Facoltà di Scienze Politiche Via delle
Pandette 19
|
Massimo Balducci
Claudio Bonamassa
Alfredo Lisi
Alexis Bardi
|
28 maggio
|
15:00
|
Padova
|
CA' EDIMAR
Via dei Due Palazzi, 43
|
Orazio Stangherlin
Guido Cozza
Il personale di CA' Edimar
|
5 giugno
|
17:00
|
Torino
|
Sala "Il centro in centro" -
Ass.Titolari Farmacie di Torino e Provincia - via Galliari 10/A
|
Federfarma Servizi
Cristina Morinilli
Mauro Accornero
|
9 giugno
|
18:00
|
Roma
|
Libreria ARION Monti, Via Cavour
|
L'Editore Franco Angeli
Chiara ed il personale di Arion Monti
|
11 giugno
|
15:00
|
Milano
|
Collegio Marianum di via S. Vittore 18
|
Vincenzo Acquaviva
Massimo Cavalli
|
18 giugno
|
17:00
|
Trento
|
Biblioteca Comunale di Trento
|
Marco Caresia AIF
|
30 giugno
|
17:30
|
Roma
|
Camera di Commercio – Sala del Tempio di
Adriano - Piazza di Pietra
|
Luca Malcotti
Vincenzo Acquaviva
Franco Roic
Roberto Rosseti
|
Nel corso di questi incontri sono state presenti circa 160
persone (più di 70 solo nell'evento di chiusura a Roma), principalmente
formatori e titolari di agenzie formative, ma anche esponenti di associazioni
di impresa e sindacati.
Ecco alcune foto:
Evento di Bologna, l'autore con Lucia Lupo:
Evento di Firenze, intervento di Claudio Bonamassa, sullo sfondo il Prof. Massimo Balducci:
Evento di Torino, presso Federfarma:
Evento di Trento, presso la Biblioteca Comunale:
Evento di Roma, presso la Camera di Commercio, Sala del Tempio di Adriano:
4
Il dibattito ed il feedback dagli incontri di
presentazione
Durante il giro di presentazioni sono emerse numerose
conferme alle problematiche sollevate dal libro.
Tra i problemi più sentiti dagli operatori, si possono
elencare:
- la
conoscenza dell'esistenza stessa dei Fondi Interprofessionali, oggetto
oscuro anche per molte agenzie formative;
- la
percezione della complessità dell'accesso ai Fondi a causa dei regolamenti
scarsamente comprensibili;
- i
timori e le perplessità legate alle problematiche della concertazione
sindacale nelle PMI e nelle microimprese.
Emerge quindi la necessità di informazione, comunicazione e
chiarezza su tutto l'argomento Fondi.
4.1
L'evento di Roma del 30 giugno 2014
Particolare importanza ha rivestito l'evento tenutosi a Roma
il 30 giugno 2014 presso la Camera di Commercio alla Sala del Tempio di Adriano
dove, dopo la presentazione del libro da parte dell'autore, è stato attivo un
panel di alto livello, moderato da Roberto Rosseti Vice Direttore del TG1.
I componenti del panel sono stati: Francesco Agostino -
Direttore di Fon.Coop, Francesco
Franco - Presidente di Fonditalia, Roberto Cavalieri –
Direttore di Fonservizi, Roberto
Pettenello – esperto di formazione continua e
"decano" di tutti Fondi Interprofessionali dov'è presente la CGIL,
Franco Valente – Direttore di Fondoprofessioni.
Il dibattito si è svolto in un clima serio e collaborativo,
molto focalizzato sulle problematiche tecniche e politiche dei Fondi, senza
dispersioni teoriche.
Tutti i presenti hanno apprezzato molto l'occasione di
parlare tra operatori dopo molti anni in cui gli incontri inter-Fondi non sono
stati più effettuati, anche a causa del disinteresse del Ministero del Lavoro a
curare il dibattito in merito.
Il giudizio sul libro è stato sempre sostanzialmente positivo,
se non altro come occasione per rilanciare il dibattito sui Fondi, che come
detto è stagnante da tempo.
Di seguito, si riassumono in breve gli interventi dei membri
del panel.
4.1.1
Francesco Agostino
Per Francesco
Agostino il libro sottolinea l'importanza dell'accessibilità
ai contributi dei Fondi, soprattutto per quanto riguarda i costi di
informazione, accesso, gestione e rendicontazione.
Il problema principale è che questo sistema basato
sostanzialmente su risorse private delle imprese, è soggetto ancora alla
normativa per gli aiuti di stato, con uno strettissimo controllo da parte del
Ministero del Lavoro. L'unica eccezione
a questo atteggiamento è stata la pronuncia del Consiglio di Stato che esenta i
Fondi dal taglio del numero di consiglieri del CDA. E' un piccolo passo, ma più
presto si uscirà dalla gestione "pubblica" dei Fondi e più presto si
potrà fare un saldo di qualità nel loro utilizzo. In Francia sono di fatto
risorse private.
Agostino ricorda che per quanto riguarda l'assistenza
tecnica, Fon.Coop ha investito molto in tal senso attivando nove risorse a
livello nazionale che sono proattive nell'assistenza alle PMI sulla
progettazione.
Per quanto riguarda il tema "troppi Fondi",
Agostino fa una distinzione tra i Fondi "dovuti", perché espressione
di ampie rappresentanze, affermando che queste sono garantite dalla presenza di
CGIL – CISL - UIL, e Fondi "da semplificare" perché troppo piccoli,
specie per la rappresentanza sindacale. Meno importanza dà alle parti datoriali
per quanto riguarda questo aspetto. La presenza di 19 Fondi fa in modo che ci
sia un "dumping associativo", cioè una concorrenza sleale da parte
dei piccoli Fondi. Questo fa in modo da diminuire l'efficacia degli interventi
perché le risorse effettive sono molto poche per assistenza e qualità. In ogni
caso i Fondi, anche così come sono, restano soggetti agili.
Agostino poi cita il fallimento dell'Osservatorio sulla
Formazione Continua, che avrebbe dovuto mettere a confronto i soggetti pubblici
e privati che erogano contributi per questa. Sarebbe invece importantissimo un
tavolo istituzionale sull'argomento, specie ora che i soggetti pubblici sono
indeboliti dalla mancanza di fondi.
Altro elemento negativo è la mancanza di un Sistema
Informativo complessivo sui Fondi che dia indicatori utili per capire
l'efficacia degli interventi, ed in tal senso considera il Rapporto ISFOL
carente sotto questi aspetti. L'ISFOL potrebbe essere finanziato per fare
questo lavoro, specie per quanto riguarda la condivisione dei dati tra Fondi,
utile per un benchmark.
Per quanto riguarda l'esperienza della Lombardia, Agostino
la considera negativa, perché Fon.Coop non è riuscito a spendere tutti i soldi,
vista la limitazione alle imprese non aderenti. Considera molto più
significativa l'esperienza recente fatta relativamente al sostegno ai
lavoratori delle Cooperative di pulizia in esubero rispetto all'ultimo appalto
CONSIP, dove i Fondi hanno finanziato la formazione del lavoratori in CIG. In questo caso se è vero che i Fondi hanno
eseguito la volontà del Ministero, lo hanno comunque fatto con l'avallo del
sindacato e questo è positivo.
Agostino ha concluso auspicando un "rating" dei
Fondi Interprofessionali, con il quale valutare la loro efficienza ed
efficacia.
4.1.2
Francesco Franco
Francesco
Franco ha esordito collegandosi con le osservazioni di Agostino
sulla numerosità dei Fondi, concordando sulla necessità di semplificazione, ma
senza corporativismi e difesa di rendite di posizione. Certamente positivo è il
giudizio sulla proposta di "rating" e sulla necessità di un
"follow up", ma è importante che queste funzioni siano svolte da un
soggetto terzo.
Importante anche la proposta di un momento di confronto tra
i Fondi, anche al di fuori di "tavoli istituzionali", per scambiare
esperienze e migliorare le procedure. Purtroppo il Ministero sono anni che non
convoca più i Fondi per una discussione.
Franco poi sottolinea l'importanza dei soggetti di
intermediazione, ovviamente non intesa come finanziaria o commerciale, specie
nel rapporto con le piccole imprese del Sud. In questo senso è fondamentale il
rapporto con i professionisti e gli Enti di formazione.
4.1.3
Roberto Cavalieri
Roberto
Cavalieri riprende la questione sui "troppi Fondi".
Certamente, afferma, forse sono troppi, ma il Ministero dovrebbe saperlo meglio
di tutti, essendo l'Ente che ne ha approvato la costituzione.
E' comunque importante per i Fondi stimolare le imprese
tramite il coinvolgimento trasparente dei Consulenti del Lavoro e degli Enti di
formazione, premiando solo quelli più validi ed onesti tra di loro.
Manca la comunicazione sui Fondi: pochi li conoscono, anche
tra le imprese più grandi. Le imprese grandi spesso poi "dimenticano"
di utilizzarli a cause di dinamiche interne. L'importante è comunque comunicare
che i Fondi finanziano formazione fatta bene.
La crisi fa in modo che le aziende già virtuose si stiano
attrezzando per usare al meglio i fondi, certamente però non tutte le imprese
hanno la capacità di sviluppare piani a medio lungo termine (es. triennali) per
la formazione. A
queste bisogna rivolgersi per stimolare tale sviluppo.
4.1.4
Roberto Pettenello
Per Roberto
Pettenello il libro ha una visione talvolta
"spregiudicata" ma è utile per supplire alla mancanza di dialogo tra
Fondi.
Questi non sono molto "amati" in Italia
nonostante, o forse proprio per quello, rappresentino i 2/3 di quanto
finanziato per la formazione continua. L'accordo del 1993 affidava alle Parti
Sociali il compito "offensivo" di usare la formazione continua per lo
sviluppo del Paese. Sono state fatte da allora ponderose analisi dei fabbisogni
con metodologie diverse, e quindi poco utilizzarli. Di fatto però il mandato
per la formazione è alle Parti Sociali. Però da allora non è mai stato
disponibile uno studio sul follow up, che dovrebbe essere fatto dal Ministero
come parte terza.
I Fondi purtroppo non dialogano tra loro per
"paura", anche perché il timore continuo è ormai il prelevamento dei
soldi per la CIG in deroga. Prevale quindi una logica corporativa, proprio per
questa paura. In effetti l'atteggiamento della politica è negativo, vedasi
l'aumento dei controlli puramente formali di quest'anno e quindi può succedere
di tutto. L'unica risposta è invertire la tendenza, passa all'attacco
proponendosi come integrazione delle politiche della formazione verso Governo e
Regioni, proprio come fatto nel caso delle Cooperative Multiservizi citato da
Agostino.
I Fondi sono di fatto attaccabili ed "impopolari"
se non imparano a fare sinergia possono scomparire nell'indifferenza generale.
Importante è ad esempio la sinergia con i servizi per
l'impiego pubblici e privati coinvolti nella Garanzia Giovani. Molto significativa
è l'intermediazione, che va ampliata anche a sportelli intercomunali
(interessante la proposta in tal senso del libro), d'altronde in Francia ci
sono 500 persone che fanno l'assistenza tecnica sui Fondi.
Le semplificazioni devono essere vere e soprattutto i
controlli vanno effettuati su quanto effettivamente realizzato e non solo sulle
carte.
Vanno premiati i progetti di chi fa rilievo dei fabbisogni.
Infatti bisogna ascoltare i lavoratori prima e dopo gli interventi formativi e
bisogna valutare l'impatto sull'impresa, anche in termini di business, di clima
aziendale e di organizzazione.
E' fondamentale la certificazione, sulla quale va fatta
premialità per i contributi.
Le Parti Sociali, che hanno competenza sui contratti di
lavoro, dovrebbero cambiare i criteri di valorizzazione dei lavoratori, non necessariamente
aumentando i costi, ma collegando il valore del lavoratore anche alla sua
formazione professionale. La formazione è infatti un modo di contrastare il
dramma occupazionale ed economico che stiamo vivendo.
4.1.5
Franco Valente
Per Franco Valente è importante riprendere lo spirito
collaborativo tra i Fondi.
I Fondi infatti possono crescere ancora perché sono la causa
prima della consapevolezza sulla formazione continua e sulla formazione degli
adulti, cose sulle quali in Italia non c'è cultura. Quando si pensa alla
formazione si pensa solo alla scuola, anche per quanto riguarda gli adulti. Ma
la formazione continua è un abbinamento unico tra i "sogni" del
lavoratore e quelli dell'organizzazione. L'allievo è una variabile indipendente
e non è solo oggetto di erogazione ed a questo il progettista si deve adattare.
E' però difficile fare questo, viste le scarse risorse disponibili, ma le Parti
Sociali devono garantire il confronto tra lavoratori ed organizzazioni e non
solo i contributi.
Manca la comunicazione sui Fondi: non c'è mai stata una
campagna informativa nazionale e le risorse dello 0,30% sono scarse, com'è
possibile quindi un cambiamento? Gli strumenti di controllo sono quelli del Fondo
Sociale Europeo: il corso è valido solo sei costi sono correttamente sostenuti
e rendicontati, nessuno spazio all'analisi degli obiettivi del corso.
Troppi fondi? La crisi di rappresentanza ha creato due tipi
di Fondi: quelli "contrattuali", legati ai comparti rappresentati
dalle Parti Sociali e quelli "commerciali", svincolati e di
"libero mercato", incentivato anche dalla legge sulla portabilità,
che ha creato il "mercato delle buste paga".
C'è comunque il rischio di ulteriori tagli per la CIG, effettuati
nel 2013 con modalità assurde. Viste anche le modalità di pagamento dell'INPS,
imprevedibili, costose (0,48% del versato) ed inefficienti, con questo sistema
non è possibile fare un bilancio preventivo decente, peraltro preteso dal
Ministero. Come si fa quindi a prevedere e calcolare? Ad esempio la quota di
gestione nel 2013 andava calcolata con o senza il prelievo per la CIG? I Fondi
però non possono contare sull'aiuto del Ministero, che fa solo controlli
formali e non collabora, nonostante acquistino una base contributiva sempre più
ampia.
Questa però richiede una maggior consapevolezza, non
dobbiamo "tamponare" la crisi ma anticiparla. Vanno introdotte nuove
forme procedurali e finanziare non solo obblighi di legge o i cataloghi degli
Enti di formazione.
I Professionisti come soggetti di intermediazione
fondamentali hanno problemi di conoscenza e di competenza e non mancano i
problemi deontologici. I Fondi potrebbero facilitare le procedure per aiutarli,
ma per ora i vincoli normativi non lo consentono.
4.1.6
Giovanni Galvan
L'autore, concludendo i lavori, ha messo in evidenza la
presenza di una grande passione da parte di tutti gli operatori dei Fondi. La
nuova sfida che viene lanciata è quella di ascoltare le idee e le proposte
degli esperti, anche perché finora questo aiuto non è stato molto apprezzato,
né dalle Parti Sociali né dalla Pubblica Amministrazione. Il libro è dunque un
"assist" per provocare un dibattito nuovo sui Fondi che coinvolga
tutti gli attori del processo.
D'accordo quindi sul "passare all'attacco"
superando le paure e le passività. I Fondi hanno infatti molte cose da dire e
non sono solo esecutori passivi, perché sono in prima linea e possono essere
strumenti di facilitazione delle politiche attive. Dunque va promosso il dialogo
tra tecnici, attivando i Consulenti del Lavoro, i Commercialisti, le Agenzie
formative, Professionisti della formazione e della consulenza aziendale.
In particolare gli Enti di Formazione ed i formatori
sembrano essere i "vasi di coccio" tra i "vasi di ferro" di
tutte le rappresentanze degli altri attori del processo, l'invito è quindi a questi
soggetti ad organizzarsi, a darsi rappresentanze ed ad aprire tavoli sul merito
delle questioni. E' però responsabilità anche dei Fondi aiutare tutti questi
soggetti nel processo di sviluppo della formazione continua.